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Inferno dantesco ai playoff: Lecce, Parma e Alessandria le favorite per il purgatorio

Ulula il Lecce!

La favorita assoluta tra le squadre che giocano i playoff.  Vuoi per l’esperienza quinquennale nella categoria, vuoi per la tradizione da Serie A del club. La piazza è caldissima, famelica, licantropa. Detiene la possibilità di trascinare i propri beniamini grazie alla spinta degli oltre venticinquemila del Via del Mare.

La bandiera giallorossa Roberto Rizzo ha ereditato la guida tecnica da Padalino al termine della regular season. Il mister leccese ha sfoderato gli occhi del lupo, necessari per preparare l’assalto all’Artemio Franchi, dove si svolgerà la finale. E con un 4-3-3 pragmatico che vede come bocche da fuoco Doumbia-Caturano-Torromino, nemmeno l’impossibile fa paura.

Al secondo turno dei palyoff attende la vincente tra il Gubbio e la Sambenedettese del bomber Mancuso.  Il tasso tecnico notevole e l’incontenibile voglia di Serie A dell’ambiente possono fare la differenza. Certo, condizione fisica è davvero un dilemma amletico. Se il Lecce supererà con carattere e orgoglio le amnesie difensive manifestate nel Girone C, allora per le avversarie sarà triste Firenze.

A Parma c’è la coppa!

I gialloblu erano un rebus quest’anno, poiché nella Lega Pro non si scende in campo solo con i nomi, bensì con le “palle” e il sacrificio. Il Parma, re di coppe negli anni Novanta, ha saputo calarsi perfettamente nella parte. Mister Roberto D’Aversa ha proposto nel Girone B un 4-3-3 camaleontico, nel quale è solidissima la spina dorsale formata da capitan Lucarelli, dal playmaker Scozzarella e dall’arciere di sfolgoranti battaglie: Calaiò.

Il leggendario stadio Ennio Tardini può ospitare più di venticinquemila voci desiderose di rivincita. Il fallimento societario del 2015 è ormai lontanissimo e i fasti del passato più vicini. Al secondo turno dei playoff gli emiliani affronteranno la vincente tra Piacenza Como. Se sarà Parma-Piacenza Parma-Como, bisognerà comunque riavvolgere il nastro dell’amarcord: quattordici anni fa erano rusticane contese da massimo campionato.

I parmigiani sono, dopo il Lecce, il team con più chance di vincere i playoff. Non parla solo storia, ma altresì le qualità tecniche e morali. La condizione atletica poi dà una sicura sensazione: il Parma non è di certo cotto.

Piacere, Alessandria!

Gli orsi grigi lo scorso anno hanno fatto sognare il Paese intero. La spettacolare semifinale di Coppa Italia contro il Milan è ancora negli occhi di molti. In panca c’era Gregucci, ma in questa stagione la rosa è rimasta pressocché la stessa. Per trequarti del campionato la B era quasi una certezza. La sontuosa cavalcata orchestrata da mister Braglia, con cavalieri sinfonici gli arieti Bocalon e Gonzàlez (caviale per la categoria), sembrava portare dritto al purgatorio. Ma a poche giornate dal termine la vittoria del Girone A si è squagliata davanti ai cinquemila cuori del Giuseppe Moccagatta.

La squadra ha depauperato punti su punti, Braglia è stato esonerato, e l’arrivo di Bepi Pillon non ha evitato la debacle: il torneo lo vince la Cremonese di Tesser in una specie di 5 maggio della Pro. Ma adesso si riparte da zero. I piemonetesi affronteranno al secondo turno dei playoff la vincente di Siracusa e Casertana, piazze vulcaniche, ma alla portata.

Pillon cercherà di far fruttare il 4-4-2, in trazione offensiva 4-2-4, dove le ali Iocolano e Marras sono pronte ad offrire cross in quantità industriale per la coppia di bomber. Il team non ha ancora raschiato il barile, le energie da spendere sono cospicue, però è l’aspetto mentale che preoccupa gli afictionados. Per questo, nonostante la forza d’urto offensiva, i grigi partono in terza fila, dietro ai giallorossi salentini e ai gialloblu crociati.

 

 

 

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