Piangevano sugli spalti dopo la sconfitta contro il Mantova, imprecavano i gruppi del tifo organizzato già da fine gennaio. Mesi dopo, con lo stadio ancora deserto e Claudio Lotito ancora al suo posto, la Lazio si ritrova in cima alla classifica. È il paradosso al centro dell’editoriale del giornalista Malcom Pagani, che analizza la frattura tra la tifoseria biancoceleste e la società.
La protesta del pubblico non accenna a rientrare nonostante i risultati sul campo. Anzi, secondo Pagani la narrazione attorno alla squadra ha assunto toni sempre più contraddittori:
“Ora nell’etere la narrazione si è fatta a tratti mesta perché i momentanei successi della Lazio rendono sempre meno comprensibile e giustificabile l’abbandono della truppa”.
Il giornalista osserva come il boicottaggio finisca paradossalmente per tenere Lotito al centro di ogni discorso, al punto che i tifosi più critici hanno ribattezzato la squadra «Lotitese»:
“Ci si propone di allontanarlo con ogni mezzo e poi si finisce per parlare solo di lui. I più arrabbiati sognano la spogliazione e chiamano la SS Lazio, Lotitese. Chi ha ragione? Chi ha torto?”.
Sul rendimento della squadra, Pagani non si fa illusioni sulle ambizioni stagionali, ma riconosce il valore di quanto sta accadendo:
“La Lazio non vincerà il campionato e con ogni probabilità non entrerà neanche nelle coppe europee, ma il miracolo laico di una squadra costretta a trottare praticamente sempre in trasferta è lì, visibile, a certificare che nel calcio la fine, se non ti consideri già a terra, non è mai nota”.
Tra i principali artefici di questa risalita viene indicato Gennaro Gattuso, descritto nell’editoriale come il deus ex machina della situazione: “uno che in pantaloncini ha vinto tutto e che conosce a memoria la psicologia degli atleti e dalle recenti delusioni e dalle bastonate prese in panchina ha tratto lezioni, sostiene, in grado di cambiarlo anche nel rapporto con i propri figli”.
La chiusura dell’editoriale è affidata a un’immagine di distanza irrisolta tra club e tifoseria:
“La Lazio è rimasta a una telefonata. A un rancore. A un amore raccontato male, a due mondi che non si parlano. Chi ha vinto? Chi ha perso? Nella vita il pareggio non esiste, ma qui non esiste più neanche la partita perché non c’è uno che fischi la fine e tutti hanno voglia di dimenticare l’inizio senza sapere più come ricominciare da zero”
