48 ore e il calcio italiano potrebbe avere un altro shock

Il termine si è ristretto ancora. Secondo quanto emerso dal Consiglio Federale del 25 settembre, la FIGC guidata da Giovanni Malagò (eletto a giugno dopo le dimissioni di Gabriele Gravina) invierà alla UEFA la documentazione sugli stadi entro il 30 settembre, un giorno prima della scadenza del 1° ottobre. Nessuno slittamento, ha ribadito la UEFA, dopo che lo stesso Malagò aveva lasciato aperta l’ipotesi di una proroga.

A oggi un solo impianto italiano rispetta pienamente i circa 130 parametri richiesti: l’Allianz Stadium di Torino, di proprietà della Juventus. Le città candidate (13, con 16 stadi complessivi) hanno consegnato la loro documentazione già il 1° agosto e da allora sono sotto verifica: standard infrastrutturali, autorizzativi, finanziari, organizzativi. Attenzione però: quella del 30 settembre è la lista degli stadi eleggibili, non la scelta finale delle cinque sedi, che arriverà più avanti in autunno.

Il nodo più pesante resta San Siro. Una valutazione UEFA ha bocciato lo stadio milanese su circa metà dei requisiti richiesti. Il progetto del nuovo impianto di Inter e Milan vale circa 1,7 miliardi di euro, prevede 71.500 posti e un completamento entro giugno 2031, un anno prima del torneo. Ma sono attesi anche gli esiti dei ricorsi al TAR della Lombardia contro la vendita dell’area (197 milioni di euro), e finché restano aperti nulla è al riparo. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha parlato di stadi in stato comatoso e di un rischio concreto di revoca.

Il Como è la prova che a volte si può fare in fretta. Fino a maggio rischiava di dover giocare le coppe ospite del Sassuolo, al Mapei Stadium, perché il Sinigaglia non rispettava gli standard richiesti per la Champions League. In tre mesi il club ha ricostruito in cemento armato la Curva Est, allargato il campo e rifatto spogliatoi e sala stampa. Lo stadio è stato omologato e il 10 settembre il Como ci ha giocato in casa il suo esordio in Champions, vincendo 4-1 contro il Lipsia.

Buone notizie anche da Cagliari: dopo oltre un decennio di stallo, il Consiglio comunale ha approvato il 30 luglio un nuovo stadio da 30.000 posti, con la documentazione già inviata alla FIGC.

In gioco c’è un impatto economico stimato da Banca Ifis in oltre 4,5 miliardi di euro. E resta una domanda scomoda: se una squadra passata dalla Serie D alla Champions ha messo a norma il proprio stadio in tre mesi, cosa blocca da anni i progetti delle città più grandi?

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