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Saint Denis e Bataclan: liberi di ricordare

Il calendario dice che sono passati 365 giorni dagli attentati di Parigi del 13 Novembre 2015. Eppure, mai come in questo caso, un anno vale meno di un giorno, di un’ora, di un minuto. Non basta certo lo scorrere del tempo per rimarginare una ferita profonda da cui ancora sgorga copioso il sangue di 130 vittime innocenti, che quella maledetta sera stavano commettendo solo il peccato di vivere. Semplicemente. Perché non si pensi che si trovassero nel posto sbagliato nel momento sbagliato! Tutt’altro. Ad essere sbagliati erano solo gli emissari del terrore e ancor prima chi si è approfittato del loro deficit identitario per manovrarli a proprio piacimento.

Spesso si dice che gli attentati terroristici sono imprevedibili e incontrollabili. Verissimo. Tuttavia, c’è qualcosa di infinitamente più ribelle e indomabile di cui i terroristi stessi è bene che comincino a prendere atto: la libertà. Libertà che non significa guardare avanti e basta, bensì continuare a camminare nonostante il dolore e la rabbia e le cicatrici. Forse sono proprio tragedie come quella di un anno fa a forgiare la libertà dell’uomo, a metterla davvero alla prova. Ebbene, in tal senso, la risposta della gente, venerdì sera allo Stade de France di Saint Denis, e sabato sera al Bataclan, è stata esemplare. 80000 persone per assistere all’incontro valevole per le qualificazioni ai mondiali Francia-Svezia, e 1500 persone (sold out) per celebrare la riapertura del cafè-théatre affidata ad un ospite d’eccezione: Sting.

7dce578884d943d0b87348b8db750b63-k0wh-687x458gazzetta-web_mediagallery-article-raccoglimentoGrande commozione allo Stade de France, con una Marsigliese coinvolgente prima e con un lunghissimo minuto di raccoglimento poi, atti ‘dovuti’ che hanno preceduto la partita tra Francia e Svezia. Alla fine, tra le decine di migliaia di bandiere francesi che non hanno mai smesso di sventolare, forse è stato giusto che siano stati i padroni di casa ad imporsi. Ma non senza difficoltà, in quanto gli svedesi erano passati in vantaggio al 10’ del secondo tempo con una punizione di Forsberg: un piattone dai 30 metri degno di David Luiz. La partita è stata decisa dall’ormai ‘solito’ Payet. Già. Il giocatore del West Ham ha siglato il suo ottavo gol in nazionale, e il quinto allo stadio di Saint Denis (ogni volta che ha segnato la Francia ha vinto); peraltro tutte e cinque le segnature casalinghe sono avvenute in occasioni successive alla drammatica sera del 13 novembre 2015, che non lo aveva visto tra i protagonisti in campo. Sembra davvero metterci qualcosa in più pur di regalare un sorriso ai suoi connazionali. Tanto è vero che prima di fissare il punteggio sul 2-1 si era curato di mandare in gol Pogba (ottavo centro con i bleu anche per lui), proprio perché in una serata del genere era giusto che il vero Islam avesse in Paul un valoroso rappresentante.

ct-bataclan-reopens-20161112-003-stingUn toccante minuto di raccoglimento ha preceduto anche il concerto di Sting tenutosi sabato sera al Bataclan, riaperto proprio per ricordare le vittime di un anno fa. Il cantautore britannico, dopo aver espresso la solidarietà, rigorosamente in lingua francese, al popolo ferito, non ha nascosto il desiderio di celebrare la vita attraverso la musica, a cominciare da Fragile, canzone del 1987, che ha aperto il concerto e che recita così:

If blood will flow when flesh and steel are one

Drying in the color of the evening sun

Tomorrow’s rain will wash the stains away

But something in our minds will always stay

Perhaps this final act was meant

To clinch a lifetime’s argument

That nothing comes from violence and nothing ever could;

Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,

seccandosi al sole della sera, la pioggia di domani laverà via le macchie

Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti

Forse questo ultimo atto è destinato a ribadire una fondamentale verità,

 che dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla

Luigi Fattore

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