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Mourinho: quando la grinta porta al successo

Quando nella vita si ha un sogno e lo si insegue con tutto il proprio entusiasmo, questo può divenire realtà. Bisogna crederci fortemente, aspirare al massimo con tutto ciò che la vita ti pone davanti per renderti impossibile il cammino. Determinazione, carattere e immaginarsi la gloria futura, come nei film. Esatto. Come nei film. Il regista in questo caso ha fatto sì che il personaggio sia un giovane che non giocò mai ad alti livelli ma che, nella sua mente, aveva schemi e moduli segnati come segnato era il suo destino. Nel cuore. Nei sentimenti.

Questa è la storia di un uomo, di un leader, di un allenatore capace di far tornare tornare grande l’Inter, di far vincere una Champions League al Porto, di essere tra gli allenatori il più odiato perché il più vincente. Questa è la storia di un Portoghese, questa è la storia di José Mourinho, che oggi compie 54 anni.

 

MOURINHO, THE SPECIAL ONE

10 luglio 2004 (Conferenza di presentazione al Chelsea)
“Vi prego di non chiamarmi arrogante, ma sono campione d’Europa e credo di essere speciale. Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto: una bella sedia blu, una Champions League, Dio, e dopo Dio, io”.

Esser vincenti non vuol dire soltanto essere un maestro di tattica, ma anche capire i propri giocatori. Ascoltare i loro dubbi e difenderli, dalla stampa e dal pubblico qualora venissero attaccati. Sempre sulle prime pagine dei quotidiani, sempre siparietti da poter far vedere in televisione, lo Special One, come venne ribattezzato, è anche questo.

Dopo un’Inter-Sampdoria, per una doppia espulsione ai danni dei suoi neroazzurri, fece il gesto delle manette,  gesto che poi spiegò esser stato fatto in segno di protesta contro il sistema calcio. Troppe cose non chiare ai danni di quella che sarebbe poi diventata la squadra più forte del Mondo.

MOURINHO E I SUOI UOMINI

Giugno 2008 (Conferenza di presentazione all’Inter)
Domanda:
“Pensa che Lampard potrebbe trovarsi bene nel calcio italiano?”.
Mourinho: “Perché mi chiedi di un giocatore del Chelsea?” .
Domanda:
“È un modo furbo di riproporre il tema che lei ha appena evitato”.
Mourinho: “Sì, sììì… Ma io non sono pirla”.

Grandi rapporti umani con i suoi giocatori che lo ricordano come fosse stato uno dei maestri che diede loro l’illuminazione durante le loro stagioni passate assieme.

La Uefa stilò una formazione con gli 11 giocatori che influenzarono maggiormente la sua carriera, questa era composta da: in porta Petr Cech, linea difensiva composta da Zanetti, Carvalho, Terry, Cole. Centrocampo schierato e composto da: Lampard, Cambiasso, Deco e, per chiudere, un attacco composto da giocatori “scarsi” come C.Ronaldo, Drogba e Milito. Giocatori di esperienza assoluta che diedero tanto a questo allenatore come lui diede tanto a loro.

Va ricordato lo splendido rapporto che Mou ebbe con i giocatori dell’Inter. Una squadra fenomenale che aveva in rosa giocatori di livello assoluto come Samuel, Cambiasso, Chivu, Milito, Thiago Motta, Julio Cesar e che poteva contare su un Marco Materazzi tra i più legati al tecnico di Rio Ave.

I TROFEI DI MOU

22 agosto 2009 (Vigilia di campionato)
“Ho espresso un’opinione da uomo libero in un Paese libero (Zero tituli, n.d.r.), e subito ho sentito il rumore dei nemici. Questo mi piace: ho parlato e ora sono tutti qui…”.

Non basterebbe un articolo intero per celebrare i suoi successi, cerchiamo di elencarli sperando non suscitino in voi malinconia e amarezza per chi non ha mai avuto la gioia di vederlo sulla panchina della propria squadra del cuore.

Con il Porto: 2 campionati portoghesi, 1 Coppa di Portogallo, 1 Supercoppa portoghese, 1 UEFA Champions League, 1 Coppa UEFA.

Con il Chelsea:  3 campionati inglesi, 3 Coppe di Lega, 1 Community Shield, 1 FA Cup.

Con l’Inter: 2 campionati italiani, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Champions League.

Con il Manchester United del quale è allenatore ad oggi ha vinto una Community Shield.

Mourinho, allenatore completo. Mourinho, provocatore. Mourinho, vincente.

“Non criticherò mai un mio giocatore se non gioca bene, ma lo farò se non gioca per la squadra. L’essenza del mio lavoro è la squadra”.
Firmato: lo Special one.

Emanuele Giubilei
“Con i miei figli ho più empatia che con i miei giocatori, eppure, pur volendo loro bene, no

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