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Road to New York, Storie della Copa América Centenario: il Girone C

Dopo aver analizzato il girone dei padroni di casa e quello del Brasile, passiamo oggi al terzo girone di questa entusiasmante Copa América Centenario: il Girone C, che prenderà il via questa notte alle 23:00 col calcio d’inizio tra Giamaica e Venezuela.

GIAMAICA

DeShawn Brown chiede un selfie a Messi, nel 2015. La spontanea simpatia dei giamaicani

DeShawn Brown chiede un selfie a Messi, nel 2015. La spontanea simpatia dei giamaicani

La squadra caraibica non può che suscitare sempre una forte dose di simpatia: molti si ricorderanno dei Reggae Boyz che riuscirono ad arrivare alla fase finale di Francia ’98, riuscendo anche a vincere un’incredibile partita contro il Giappone. Dopo anni di anonimato dopo la stupenda prestazione della manifestazione mondiale, i giamaicani sono tornati in auge raggiungendo la finale della Gold Cup lo scorso anno, venendo battuti solo dal Messico.

Alla guida dei Jams c’è un tedesco giramondo, Winfried Schäfer, che dopo l’inizio di carriera in Germania ha allenato il Camerun (con cui ha vinto la Coppa d’Africa nel 2002), in Egitto, negli Emirati, in Azerbaigian e in Tailandia prima di arrivare alla selezione nazionale giamaicana. I nomi noti sono pochi, quasi tutti provenienti dal campionato inglese: si tratta dei due difensori Mariappa (Crystal Palace, capitano dei Reggae Boyz) e Wes Morgan, capitano del Leicester City attuale campione d’Inghilterra.

Wes Morgan può testimoniare che le imprese impossibili non esistono, anche se l’assalto della Giamaica alla Coppa sembra davvero complesso. Se però nel girone di qualificazione ai Mondiali di Russia la Giamaica è in un momento molto difficile, data la sconfitta con la Costa Rica per 3-0, seguita al pareggio casalingo con la stessa nazionale mesoamericana, l’amichevole di avvicinamento alla competizione premia gli sforzi dei caraibici, che sono riusciti a battere per 2-1 il ben più quotato Cile. Formazione tipo: 4-4-2, Blake; Watson – Morgan – Mariappa – Lawrence; McAnuff – Hector – Williamson – Orgill; Barnes – Donaldson

VENEZUELA

José Salomon Rondon

José Salomon Rondon

Altra nazionale spesso considerata minore nel calcio sudamericano, dal momento che è l’unica delle dieci squadre dell’America Latina a non essersi mai qualificata alla fase finale di un mondiale. Ciò si può spiegare per il semplice motivo che, contrariamente a tutti gli altri stati, lo sport nazionale del Venezuela non è il calcio ma il baseball, sport nel quale la nazionale venezuelana è invece una delle prime del mondo, avendo vinto per ben tre volte il titolo mondiale.

Il movimento calcistico è sbocciato solo una decina d’anni fa quando, nel 2007, il Venezuela ha ospitato la Copa América. Superando la fase a gironi per la prima volta nella storia, il Venezuela ha trovato finalmente l’entusiasmo per uscire dalla condizione di “squadra materasso”, riuscendo a centrare le semifinali nel 2011, arrendendosi però al Paraguay solo ai calci di rigore. A questo momento d’oro sono contemporanee le esplosioni di giocatori di caratura mondiale come Rondón, Arango e Maldonado.

In questo momento di crisi economica, politica, sociale ed energetica per lo Stato che fu di Chavez, la Copa América può essere un’importante valvola di sfogo per le tensioni accumulate in questi mesi difficili. Il CT Dudamel potrà contare su alcune conoscenze del nostro campionato, come capitan Rincón (Genoa) e Josef Martínez (Torino). Se la sfida contro la Giamaica sembra possibile, Messico e Uruguay sembrano difficilmente battibili dalla Vinotinto, considerando anche i risultati deludenti dei match giocati quest’anno (una vittoria, tre pareggi e due sconfitte). Formazione tipo: 4-4-2, Hernández; Rosales – Velázquez – Vizcarrondo – Villanueva; Añor – Figuera – Rincón – Guerra; Martínez – Rondón

MESSICO 

Eduardo Herrera e Diego Reyes

Eduardo Herrera e Diego Reyes

I campioni in carica del Nord America arrivano negli States con la voglia di sorprendere. Pur non essendo al livello delle prime della classe, il Messico ha comunque una storia invidiabile: quindici partecipazioni ai Mondiali, sette vittorie nella Gold Cup, due finali di Copa América e la vittoria nel 1999 della Confederations Cup.

Un palmarés dunque molto incoraggiante per El Tricolor Mexicano, che ha una squadra di tutto rispetto comprendente giocatori spesso finiti nel mirino dei grandi club del mondo. Basti pensare al portiere Ochoa (oggi al Malaga), a Héctor Moreno (PSV), a Rafael Márquez (ex-Verona, oggi all’Atlas Guadalajara), ad Herrera (del Porto ma nel mirino del Napoli) ma soprattutto al Chicharito Hernandez (ex-United, oggi al Bayer Leverkusen).

Sarà dunque difficilissimo per Osorio scegliere una squadra definitiva, anche se il CT colombiano in questo 2016 ha dimostrato di avere per le mani un vero e proprio bolide: i messicani hanno vinto, nell’ordine, l’amichevole col Senegal (2-0), le due partite di qualificazione ai Mondiali col Canada (3-0 e 2-0), l’amichevole col Paraguay (1-0) e il match col Cile (1-0). Piccola curiosità: in tutte le partite sopra citate, Osorio ha scelto un modulo diverso. Ad indicare l’incredibile ricchezza di possibilità che ha questa nazionale. Formazione tipo: 4-2-3-1, Ochoa; Aguilar – Araujo – Moreno – Layún; Herrera – Molina; Corona – Jiménez – Aquino; Chicharito

URUGUAY 

L'Uruguay campione nel 2011

L’Uruguay campione nel 2011

Eccoci alla grande favorita del girone e nella top three del torneo. La Celeste non ha bisogno di molte presentazioni. Due volte campione del mondo (1930, 1950), 15 volte vincitrice della Copa América (aggiudicandosi anche l’edizione celebrata quest’anno del 1916), due ori olimpici (1924, 1928). Una lista di vittorie infinita, che la rende una delle nazionali più titolate al mondo.

Eppure bisogna dire che per un lungo periodo, comprendente quasi tutti gli anni ’90 e buona parte dei 2000, l’Uruguay ha fatto fatica ad emergere, data anche una serie di generazioni poco fortunate. A salvare il movimento è stato Óscar Tábarez, ex-Cagliari ed ex-Milan, che dopo la cocente eliminazione allo spareggio di qualificazione al Mondiale di Germania 2006 (contro l’Australia) è stato nominato CT. In dieci anni di guida tecnica, Tábarez non solo ha riportato l’Uruguay ai Mondiali (che mancavano dal 2002), tra l’altro arrivando sino alle semifinali, in Sudafrica, ma ha anche riportato la vittoria nella Copa América del 2011, a 16 anni dall’ultima vittoria.

Merito di una nuova grande generazione: Forlán, Cavani, Suárez, Muslera, Godín, Cáceres…ogni grande squadra europea ha oggi un uruguayano, a riprova del grande talento di questa nazionale. Al momento in testa al girone sudamericano di qualificazione ai mondiali, la squadra sudamericana non ha mai perso nel 2016, e punterà alla vittoria finale pur privo di Suárez, convocato ma infortunato per due o tre settimane. Potrà rientrare solo per la semifinale. Formazione tipo: 4-4-2, Muslera; Pereira M. – Victorino – Silva – Pereira Á.; Sánchez – Vecino – Arévalo Rí. – Lodeiro; Cavani – Rolán

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