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Road to New York, Storie della Copa América Centenario: il Girone D

Analizziamo ora l’ultimo girone della Copa América, il girone di due pretendenti al titolo, che prenderà il via questa notte all’1:00 al Citrus Bowl di Orlando con Panama-Bolivia

PANAMA

Le maglie della nazionale panamense

Le maglie della nazionale panamense

Geograficamente, la nazionale simbolo di questa Copa. È infatti l’istmo di Panama a dividere il Nord dal Sud America. Terra di confine, di scambi, di contatti. E, inevitabilmente, di calcio. I panamensi, che si sono qualificati a scapito di Cuba, battuta 4-0 nello spareggio di qualificazione giocato proprio a Panama, sono una delle squadre meno preparate del torneo.

Nonostante il movimento panamense sia in forte ascesa (due podi consecutivi nelle ultime due Gold Cup), la squadra rimane infatti una delle più deboli del torneo, considerando anche che solo un giocatore, Abdiel Arroyo, viene da campionati europei, in questo caso dal campionato croato, giocando nell’RNK Spalato. Per rendere ancora di più l’idea, il giocatore economicamente più quotato è il capitano Felipe Baloy, difensore centrale dell’Atlas Guadalajara, che vale appena un milione di euro.

Nonostante lo scarso valore, il CT Gomez (ex-Colombia ed ex-Ecuador) è riuscito a plasmare una squadra non facilmente battibile: infatti Panama sta per accedere al girone finale di qualificazione ai mondiali e non perde una partita in competizioni ufficiali dal 18 Novembre 2015. Il modulo ricorrente è il 4-2-3-1, che garantisce equilibrio in difesa e una buona possibilità di ripartire in contropiede. Formazione tipo: 4-2-3-1, Penedo; Machado – Baloy – Miller – Henríquez L.; Gómez – Henríquez A.; Cooper – Buitrago – Camargo; Tejada

BOLIVIA 

Maite Flores, bella tifosa della Bolivia

Maite Flores, bella tifosa della Bolivia

La nazionale boliviana è una nazionale a due facce: da un lato, si tratta di una delle squadre più deboli del Sud America, probabilmente la seconda dopo il Venezuela, essendosi qualificata solo tre volte ai Mondiali e avendo vinto una Copa América ormai nel lontano 1963; dall’altro lato, lo “spauracchio” di tutte le nazionali latino americane. Da cosa nasce questa paura? Dallo stadio casalingo di La Paz, situato a 3.600 metri sul livello del mare, che è lo stadio nazionale più “alto” del mondo.

Ciò ha comportato una lunga controversia, ancora irrisolta, tra la FIFA (supportata dalle altre nazionali) e il governo boliviano. Basti pensare che, all’ordine della FIFA di non giocare partite oltre i tremila metri di altezza, il presidente Evo Morales ha disputato con altri membri del governo una partita in uno stadio addirittura a seimila metri di altezza! Tornando coi piedi per terra (in tutti i sensi), stadio a parte la nazionale boliviana non è di certo la più pericolosa di questa Copa América.

Non ci sarà, tra l’altro, Marcelo Moreno, forse il giocatore più talentuoso con un passato europeo tra Shakhtar, Werder e Wigan, che ha lasciato la nazionale un anno fa. Il giovane CT Baldivieso, sempre sconfitto nel 2016, dovrà sperare letteralmente in un miracolo, per passare il turno. Formazione tipo: 4-3-3, Quiñóez; Bejarano D. – Eguino – Zenteno – Bejarano M.; Smedberg – Gutiérrez – Saucedo; Campos – Duk – Ramallo

ARGENTINA

Lavezzi - Messi - Di Maria

Lavezzi – Messi – Di Maria

La stragrande favorita del torneo, considerando anche che, a differenza del Brasile, l’unica assenza “importante” in vista dell’Olimpiade è Paulo Dybala. El Tata Martino ha tra le mani una squadra dal potenziale altissimo, e l’Argentina vuole assolutamente riscattare le due finali consecutive perse, sia quella del Mondiale 2014 contro la Germania, sia quella della Copa América dello scorso anno contro il Cile. Ma la “maledizione” dell’Albiceleste dura ininterrottamente dal 1993, l’anno dell’ultimo trofeo vinto (nazionali olimpiche escluse).

Da lì ben quattro finali (tre in Copa, una al Mondiale) ma mai più un titolo, nonostante giocatori del calibro di Batistuta prima e Messi poi. Proprio Messi riproverà l’assalto alla Copa, supportato da uno dei reparti offensivi più forte di tutti i tempi: Messi – Di María – Higuaín – Agüero – Lavezzi. Senza considerare la solidità della difesa con Mascherano, Otamendi, Rojo, e la grande qualità a centrocampo tra Biglia, Pastore, Lamela, Kranevitter e Gaitán.

La cosa difficile, in una squadra come questa, è trovare una definitiva quadratura. Martino sembra averla trovata in un 4-3-3 teso, ovviamente, alla fase offensiva, che ha portato alle vittorie con Cile (2-1), Bolivia (2-0) e Honduras (1-0). La partita d’esordio contro il Cile ci darà un’indicazione definitiva. Formazione tipo: 4-3-3, Romero; Mercado – Otamendi – Funes Mori – Rojo; Banega – Mascherano – Biglia; Messi – Higuaín – Di María

CILE 

Il trionfo dello scorso anno

Il trionfo dello scorso anno

Ultima, ma non ultima, la squadra campione in carica, che dovrà rivivere la riedizione della finale dello scorso anno già dalla prima giornata. La Roja, orfana di Jorge Sampaoli e affidata all’ex-mister del Valencia Juan Antonio Pizzi, ha ottenuto il primo titolo ufficiale della sua storia proprio lo scorso anno, nella Copa América giocata in casa.

Elemento caratteristico della nazionale è lo spirito battagliero, tipico proprio del popolo cileno: basti pensare all’ormai celebre storia dei minatori intrappolati dentro la cava di San José e che resistettero sotto terra per quasi due mesi. Una resistenza che dovrà essere incarnata nuovamente dai più battaglieri dello Stato andino, come Vidal, Medel, o il portiere Bravo.

Juan Antonio Pizzi, dato l’ottimo materiale umano a sua disposizione, non dovrà fare altro che infondere nei suoi giocatori la stessa voglia, la stessa grinta, la stessa Garra che aveva saputo portare Sampaoli. Senza però rinunciare alla qualità, dal momento che non sfruttare un Alexis Sánchez in condizione stratosferica sarebbe veramente un peccato. Nonostante le amichevoli fin qui disputate siano state pessime (sconfitti sia dal Messico che dalla Giamaica), bisognerà aspettare la sfida con l’Argentina per sapere il livello di questo Cile. Formazione tipo: 4-3-3, Bravo; Isla – Medel – Jara – Beausejour; Aránguiz – Silva – Vidal; Orellana – Pinilla – Sánchez

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