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Da Marsiglia a Foggia, quando le belve rovinano il calcio. Via dal nostro sport!

C’è un’istantanea particolarmente significativa sugli scontri tra russi e inglesi avvenuti in quel di Marsiglia. Ritrae un padre nell’atto di proteggere il proprio figlio, con un braccio alzato in segno di resa. Un modo di implorare quelle belve che, sugli spalti dello Stade Velodrome, se le stavano dando di santa ragione. Un messaggio chiaro: “Lasciateci tornare in albergo, vogliamo soltanto dimenticare questa storia il più presto possibile”. Già, perché quella che doveva essere una festa, la massima espressione di calcio in Europa si è tramutata in un incubo. A due giorni dall’inizio della manifestazione Marsiglia è già una zona di guerriglia, e mentre nel centro della città la vita trascorre placida e i tavolini dei bar sono affollati di tifosi festanti, giù al porto va in scena una vera e propria faida. Sui quotidiani, nelle tv e nell’etere in generale è già partito il processo agli hooligans, ma sarebbe errato e anche stupido additare la colpa soltanto agli inglesi.

Tra quest’ultimi, i russi e i marsigliesi non ci sono vincitori: soltanto sconfitti. Guai ad additarli come tifosi: quelli veri sono mischiati fra di loro in uno splendido scenario multiculturale e multietnico, agitano festosamente bandiere e inneggiano ai propri beniamini. Altrimenti non si spiegherebbe la differenza tra le vie di Lille e lo stadio Pierre Mauroy in occasione di Germania-Ucraina: da un lato i soliti tafferugli conditi da qualche coro razzista, dall’altro un clima di letizia. E l’Italia? Guai a sogghignare alla vista dei tanto avversati francesi in difficoltà nell’organizzazione di un torneo di tale prestigio. Perché qui nel Belpaese non si è in grado di garantire la sicurezza neppure per un play-off di Lega Pro. E allora spostiamoci a Foggia nella narrazione di questi eventi. Allo Zaccheria un’intera città si è mobilitata per incitare i propri beniamini verso una rimonta insperata ai danni del Pisa, creando una cornice di pubblico degna di categorie superiori. L’effetto sortito è stato il contrario: troppa la foga, troppo riscaldati gli animi.

Un uomo alza il braccio in segno di resa: è la foto più toccante degli scontri al Velodrome

Un uomo alza il braccio in segno di resa: è la foto più toccante degli scontri al Velodrome

E così, dopo un lancio di oggetti durato per gran parte del match, Gennaro Gattuso è stato colpito da una bottiglina. Illogica conseguenza, un’invasione di campo, calciatori che si beccano a colpi di provocazioni (già dall’inizio del match) e la partita sospesa per dieci minuti. Il calcio, nel frattempo, va allegramente a farsi benedire. Anche perché il Pisa non ha nemmeno la possibilità di festeggiare la promozione conquistata sul campo (1-1, reti di Iemmello ed Eusepi. L’andata era terminata 4-2 per i toscani, ndr): l’inviato di Rai Sport a bordocampo riferisce di un Mannini in lacrime, che ha invitato i suoi compagni a “scappare” immediatamente negli spogliatoi. Un calcio dove i vincitori non hanno nemmeno il diritto di festeggiare i loro meritati successi per la paura di un’aggressione non è ciò che vogliamo. L’arte di saper accettare la sconfitta e fare i complimenti ai vincitori è davvero rara. C’è chi vince e c’è chi perde: a volte, però, dagli spalti escono tutti sconfitti.

gattuso

Gattuso colpito da una bottiglia lanciata dagli spalti

E fa discutere, in ultimo, il tardivo intervento delle forze dell’ordine: a Foggia gli uomini in divisa sono intervenuti soltanto dopo che gli steward avevano contenuto l’invasione e riportato la situazione alla normalità (per quanto fosse possibile). A Lille numerosi tifosi hanno lamentato una manifesta superficialità da parte della polizia, incapace di intervenire in modo deciso o semplicemente (ed erroneamente) rassegnata. Questo, a dire il vero, è l’ultimo dei problemi. Perché le forze dell’ordine, in un mondo utopistico, non avrebbero neppure il bisogno di intervenire per una partita di calcio. Il messaggio deve arrivare chiaro: il calcio è festa, è sport, è sana competizione che si tramuta, una volta deposte le armi metaforiche, in amicizia. E’ strano che eventi così infamanti nei confronti di questo sport avvengano nella stessa settimana in cui si è celebrato il gesto di Oddo nei confronti di Cosmi.

Degna conclusione: ripristiniamo il calcio. Parliamo di Lione, dove tifosi belgi, italiani e turchi convivono pacificamente in queste ore. Si sfidano a colpi di “vinciamo noi, siamo i migliori”. L’agonismo e la provocazione giocosa fanno parte di questo sport. La violenza no.

Vittorio Perrone (@pervi97)
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