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Dammi Un Altro Calcio

Cinque validi motivi per cui la Spagna deve temere l’Italia

Ci siamo: tutto pronto, al Parco dei Principi, Italia e Spagna si daranno battaglia: solo una delle due potrà uscire vincitrice. È il bello ed il brutto di una competizione secca come l’Europeo, è croce e delizia del calcio. Fantastico, ma anche maledetto. Glorioso, ma anche terribilmente deludente. Non ci buttiamo la zappa sui piedi: non siamo stati fortunati, questo è certo, ma non partiamo sconfitti. Tutt’altro. La Spagna ha dimostrato i suoi, pochi, limiti contro la Croazia e in terra iberica non esultano mica: che diamine, siamo pur sempre l’Italia! Noi siamo il calcio, poche chiacchiere. Abbiamo vinto e conquistato tutto, anche quando ci davano per spacciati. Altre volte siamo caduti, in modo banale, ma ci siamo SEMPRE rialzati, abbiamo insegnato il football in ogni sua sfumatura. Abbiamo avuto i migliori, abbiamo fatto scuola in tutte le lingue possibili ed immaginabili, abbiamo creato uno stile, diffuso una cultura. Il nostro campionato è stato quello più amato, visto, desiderato. Le nostre squadre fanno tremare le gambe, per bacheche, storia, tradizione. Siamo la patria del Colosseo, del mare, del buon cibo ma anche di Facchetti, Rivera, Baggio, Del Piero, Totti.  Caput mundi, in ogni caso. Le Furie Rosse hanno ben cinque, validissimi motivi per temerci. 

5. ANTONIO CONTE. 
Volete mettere Del Bosque con Antonio Conte? Uno calmo, pacato, seduto su una comoda panchina consapevole che i suoi di lui non hanno bisogno, tanto giocano a memoria e lo sanno fare a prescindere, la qualità scorre nelle loro vene, il tecnico per loro può essere solo un contorno. Noi abbiamo un condottiero, uno pronto a mettersi in gioco sempre e comunque. A gridare, anche sul 2-0, ad esultare, a metterci l’anima. E chi se ne frega del futuro al Chelsea, il presente è oggi.  A loro Don Chisciotte, a noi Giulio Cesare. Il dado è tratto. 

4. SAN GIGI BUFFON. 
Il portiere che tutti vorrebbero. Anima, cuore, grinta, capitano sul campo e fuori, sicurezza, punto di riferimento, top player di un’umile squadra di gregari. Il numero uno più forte al mondo resta lui, quello che può spostarti gli equilibri sempre e comunque. La carta di identità è un contorno importante, ma non fondamentale, tra i pali vige la Legge di Gigi, conditio sine qua non per questa Nazionale. 

3. LA DIFESA. 
BBC di bianconera memoria, ma dimentichiamolo per una volta: siamo una sola cosa, tutta azzurra! Un muro, quello costituito da Bonucci, Barzagli e Chiellini, capace di impensierire qualsiasi avversario. Sarà facile per la Spagna? Nemmeno per sogno. È vero, d’altronde, che quando sembra non ci siano spazi loro li trovano sempre ma con questi difensori c’è da stare sicuri. Ah, un dato da non sottovalutare: Alvaro Morata è il centravanti della Roja, diciamo che non lo conoscono: si saranno affrontati solo un paio di volte negli ultimi due anni in allenamento….

2. LE DIFFICOLTÀ. 
Inutile dirlo, ci esaltiamo quando siamo messi alle strette. Quando ci danno per sconfitti, quando sembriamo sfavoriti, quando, sulla carta, non reggiamo il confronto, diventiamo inevitabilmente più forti. È la storia del nostro Paese, dopotutto. Siamo straordinari e straordinariamente fragili: non lo diciamo noi, ma un certo Renzo Piano, un’eccellenza italiana nel mondo, nemmeno a dirlo. Siamo quelli che si lamentano e piangono sempre dei propri problemi, siamo quelli che si disinteressano di tutto e tutti, siamo quelli dalle mille contraddizioni, dai mille volti, dai mille tormenti. Una nave senza nocchiere in gran tempesta diceva Dante, forse aveva ragione. Ma non su un campo da calcio: lì comandiamo noi. Oggi la Spagna ma diciamoci la verità: il pensiero di trovare, in caso di passaggio, Germania e Francia, ci eccita. Non poco. 

1. L’IRLANDA. 
Grazie, Irlanda. Perché ci hai ricordato chi diavolo siamo. Perché ci hai ricordato il nostro livello, perché ci hai ricordato che se vogliamo strafare poi, mestamente, impattiamo contro il muro e ci facciamo male. Grazie, perché ci hai fatto ricordare come deve giocare una squadra come la nostra: cattiva, gagliarda, dando tutto fino alla fine, affamata, folle. Ma grazie, dal cuore, soprattutto per una cosa: ci hai fatto ricordare l’umiltà. E noi, quando torniamo umili, facciamo paura. Troppa paura.

FORZA AZZURRI!

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