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Bielsa, l’imprevedibile virtù della pazzia

Sembrava surreale vedere Bielsa e Lotito insieme, invece ora è ufficiale: El Loco sarà l’allenatore della Lazio. Sì, impossibile. Due personaggi agli antipodi, un vulcanico allenatore che non bada a spese e senza peli sulla lingua al fianco di “Lotirchio”, chiamato così dai tifosi. Il tutto è di per sé sorprendente, oltretutto se si considera l’ingaggio che percepirà (ben 2,5 milioni all’anno) e l’ok per i giocatori richiesti. Il presidente ha messo finalmente mano al portafoglio dopo le innumerevoli proteste dei tifosi? Bielsa sarà quello che è stato Eriksson per Cragnotti? Una clamorosa trattativa avvolta da innumerevoli interrogativi, quasi paradossale solo qualche mese fa per un allenatore a secco di trofei da più di dieci anni. Tutto vero, fatta eccezione per un piccolo dettaglio: il Loco non è un semplice mister.

LA STORIA DEL LOCO – Il calcio sudamericano è famoso per sfornare talenti eccezionali e teste calde, nella lista non poteva mancare Bielsa. Tutto inizia nel lontano ’90 quando alla guida del Newell’s Old Boy, sua squadra del cuore, vince il torneo di Apertura, nel ’92 quello di Clausura e sfiora la Libertadores perdendo in finale. In soli due anni alla guida della prima squadra è entrato nella storia, non a caso lo stadio si chiama “Estadio Marcelo Bielsa”. La carriera prosegue in Messico dove allena prima l’Atlas e poi il club America senza ottenere risultati, ma facendosi notare per le sue capacità tattiche e per aver scoperto Rafa Marquez. Il Loco sente nostalgia di casa, il Velez chiama e lui risponde vincendo un altro trofeo di Clausura. Marcelo attira gli occhi su di sé e l’Espanyol si fa avanti mettendolo sotto contratto. L’occasione di farsi notare però non viene sfruttata, è un uomo di cuore e quando si presenta la federazione argentina molla tutto, senza neanche cominciare il campionato per intraprende questa avventura. I mondiali del 2002 sono un fallimento, l’Argentina esce ai gironi e due anni più tardi conquista l’oro Olimpico ad Atene. Poi di punto in bianco consegna le dimissioni senza un perché. Il Loco dov’è? Nessuno lo sa, mai un’intervista, una notizia, niente di niente. Gli anni passano e l’artefice di moduli come il 3-3-1-3 è sparito, colui che poteva rivoluzionare il gioco del calcio ha deciso di scappare da tutto questo? No, lo sport non può far a meno di una tale rarità. Dopo tre anni Bielsa è tornato, più determinato che mai, pronto a lasciare tutti quanti ancora a bocca aperta. Questa volta si siede sulla scottante panchina del Cile e riesce a rendere grande una nazionale che poco prima era allo sbando, con la “Roja” conquista l’accesso ai mondiali, passa il girone, ma davanti si trova il Brasile che travolge i suoi ragazzi e mette fine a una cavalcata cominciata nel 2007, rimasta nel cuore di ogni cileno e non solo. Per capire quanto il suo lavoro sia metodico e dettagliato va sottolineato che in questo periodo il Loco ha tirato fuori dal cilindro 26 modi diversi per battere una banale, a quanto pare non per lui, rimessa laterale. Il rapporto con il Cile si conclude, questa volta nessun colpo di scena ma è semplicemente arrivato il momento di cambiare aria, forse era anche impossibile fare meglio.

L’Atlhetic Bilbao punta su di lui, come dargli torto. Lui e la sua banda di baschi, modus vivendi simile a quello del Loco, sbaragliano Old Trafford, eliminano il PSG, non si fermano davanti a nessuno fino alla finale di Europa League e parallelamente giungono a quella della Copa del Rey. La fortuna però Bielsa non l’ha mai avuta dalla sua parte, non si può avere tutto del resto ed esce sconfitto sonoramente da entrambe le partite (3-0, 0-3) perdendo un’altra finale dopo quella con i Newell’s. Forza e coraggio, il signore di Rosario va avanti per la sua strada, dopotutto c’è ancora del calcio da insegnare e del pubblico da stupire. Nel 2014 firma per l’Olympique Marsiglia, ripropone ancora il suo famigerato 3-3-1-3 sfiorando per un soffio l’impresa: vincere la Ligue 1 contro la corazzata Parigina. Ancora nulla, sempre così vicino e sempre così lontano dalla totale consacrazione, i suoi ragazzi mollano nelle battute finali e lo scudetto resta ancora nella capitale francese.

bielsa 2IL METODO BIELSA – Filosofia ed estro, questi gli ingredienti che usa Bielsa nella costruzione delle sue squadre. Dietro ad ogni suo modulo, schema e tattica c’è uno studio accurato, ore e ore di video di partite analizzate in ogni loro aspetto, chilometri percorsi per guardare da vicino i giocatori, allenamenti estenuanti in cui va limato ogni dettaglio, un preciso metodo di comunicazione. Insomma, non si lascia nulla al caso. Non è dedizione per il proprio lavoro, o meglio non solo, questo è amore spassionato per “el Fùtbol”, una vita intera passata su un campo per seguire una grande passione. Il Loco ha lasciato tutto quando era ragazzo, lui figlio di giuristi che ha messo da parte una vita facile ed agiata per mettere anima e corpo in questo gioco popolare, rinunciando ad ogni comodità e al rapporto con il padre. Essere Bielsa vuol dire anche questo: aver coraggio, prendere autonomamente ogni decisione, mai farsi schiacciare dalle decisioni altrui, imporre le proprie idee e laddove non sia possibile andare via, d’altronde chi non lo comprende non lo merita. La sua dedizione gli ha permesso di capire che nel calcio esistono ventotto moduli diversi, non uno di più non uno di meno. Tutti ruotano intorno al 4-3-3 per poi evolversi e modificarsi. Da qui è nato il suo schema tattico, unico ed inimitabile, frutto di una mente geniale e visionaria. Il modulo, già citato, è il 3-3-1-3 in cui tutti e undici i giocatori devono partecipare attivamente ad entrambi le fasi, recuperare palloni, accelerare i tempi di gioco, verticalizzare, senza mai far rifiatare l’avversario. Per rendere meglio il concetto basta citare una sua frase, l’emblema della sua filosofia: “L’unico modo che ho di intendere il calcio è la pressione costante, giocare nella metà campo avversaria ed essere il padrone del campo. Perché? Sono ansioso di natura e sono Argentino”.

È di Rosario, la città in cui è nato un altro uomo estremamente riflessivo, studioso, determinato e rivoluzionario: Ernesto “il Che” Guevara. Una similitudine che va presa con le dovute precauzioni, ma in Sudamerica i paragoni sono all’ordine del giorno.

UN NUOVO CAPITOLO – Un nuovo capitolo della sua storia sta per cominciare, il calcio propositivo di Bielsa si scontrerà con le impenetrabili difese italiane. Una sfida (im)possibile che solo un loco poteva accettare, armato di idee e senza paura. I tifosi biancocelesti e non sono impazienti di vederlo all’opera per capire di cosa sia realmente capace, in una piazza complicata dove ogni minimo errore viene rimarcato. Gli obiettivi di mercato, come suo solito, sono già stati diramati: Isla, Llorente, Thauvin, Alessandrini, Roncaglia e N’Kolou. Sembra che il mister voglia portare un’ondata di novità in ogni reparto con i suoi fedelissimi e non, in più ha richiesto la permanenza di capitan Biglia a discapito di uno fra Candreva e Anderson. Tutto è pronto, le voci di corridoio vogliono che Bielsa abbia già richiesto dvd per visionare le sue prossime avversarie scrupolosamente, ma non si adatterà ad esse: “In casa o fuori casa si va sempre per vincere. Anche a Parigi contro il PSG”. I presupposti ci sono, la Lazio è pronta a spiccare il volo insieme al suo nuovo allenatore. E, per i più scettici su quanto possa funzionare la strana coppia Lotito-Bielsa, Don Camillo e Peppone docet.

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