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La storia di Fabio Pisacane, un ragazzo che non molla mai

Non scoraggiatevi, è spesso l’ultima chiave quella che apre la serratura. Potrebbe essere sintetizzata con questo semplice aforismo la vita calcistica (e non) di Fabio Pisacane, difensore classe ’86 in forza al Cagliari che nella giornata di ieri ha giocato la prima partita della sua carriera in Serie A (Cagliari-Atalanta 3-0). Sicuramente l’esordio nella massima serie porta una grandissima emozione in qualsiasi giocatore, ma non vogliamo raccontare questo, o meglio, vogliamo raccontare il come è avvenuto, semplicemente perché vi lascerà senza parole.

DAI SOGNI ALLA SOFFERENZA – Fabio Pisacane fu ‘scoperto’ dal Genoa nel 2000, all’età di 14 anni, e fu subito aggregato alle giovanili rossoblu. Una chiamata di questo genere, sopratutto a quell’età, non può passare inosservata, infatti nella testa del ragazzo nascono nuove aspettative, nuovi sogni a dire la verità. “Se a 14 anni mi chiama il Genoa, e allo stesso tempo riesco a far vedere le mie qualità, chi mi dice che a 20 anni non arrivino chiamate da Juventus, Inter, Milan e/o addirittura dalla Nazionale?” deve aver pensato Fabio a quel tempo, e nessuno può dargli torto perché nella vita servono sempre degli obiettivi. Purtroppo però il calciatore napoletano non avrebbe mai immaginato che da lì a poco la sua vita sarebbe cambiata. Una mattina dello stesso anno Fabio si sveglia nel suo letto di sempre, con una differenza però: è completamente paralizzato dalla testa ai piedi. I genitori del ragazzo, giustamente allarmati, contattano tanti specialisti, arrivando ad una terribile diagnosi: la sindrome di Guillain-Barrè, rarissima malattia che si manifesta con una progressiva paralisi degli arti causando anche il coma, essa può portare alla morte nel caso in cui colpisca l’apparato respiratorio o il sistema nervoso.

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LA RIPRESA E IL GRANDE GESTO – I medici non danno tante speranze alla famiglia del ragazzo, avvertendoli del fatto che molto probabilmente esso non avrebbe più potuto giocare a calcio. Ma Fabio non molla, anzi, lotta come un leone: contrariamente a ciò che avevano detto gli specialisti, il classe ’86 comincia lentamente a riprendersi e torna a giocare sul terreno verde di gioco nella stagione 2004-2005 con la maglia del Genoa. Negli anni successivi Pisacane gira diverse squadre tra Lega Pro e Serie B, approdando nel 2010 al Lumezzane. Qui il calciatore fa intravedere un’altra grandissima dote, assolutamente non scontata: la lealtà. Il 14 aprile 2011 il direttore sportivo del Ravenna, Giorgio Buffone, offre a Fabio 50’000€ per far vincere la propria squadra contro il Lumezzane. Quella cifra in quella categoria è di assoluto valore, ma la lealtà è decisamente più importante: Pisacane rifiuta e denuncia il fatto, Buffone viene arrestato, inibito per cinque anni e precluso alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC. Il ragazzo, insieme a Simone Farina (anch’egli ha denunciato il fatto, ve lo ricorderete con la maglia del Gubbio in Serie B qualche anno fa), viene premiato dalla città di Terni con il “Thyrus D’oro” (riconoscimento alla lealtà sportiva), diviene ambasciatore UEFA (nominato direttamente da Joseph Blatter) e viene chiamato da Prandelli al raduno della Nazionale Italiana in vista di Euro 2012.

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IL GRANDE SALTO – Nella stagione 2011-2012 Fabio approda alla Ternana, dove diventa idolo dei tifosi e dove conquista una meritata promozione in Serie B contribuendo con 3 reti in 33 presenze. L’11 luglio 2013 l’Avellino acquista a titolo definitivo il cartellino del ragazzo, nei successivi due anni i lupi giocano due grandi stagioni prima sfiorando i Play-Off, poi approdando agli stessi uscendo però in semifinale. Nell’estate arriva la grande chiamata: il Cagliari acquista le prestazioni di Fabio Pisacane, inserendolo subito nell’11 titolare, pochi mesi dopo i sardi conquistano una meritatissima promozione in Serie A e il ragazzo napoletano esaudisce il suo più grande desiderio.

Da qui in poi passiamo ai giorni nostri, Pisacane esordisce in Serie A nella partita Cagliari-Atalanta (gara finita 3-0 per i rossoblu), a fine match le telecamere sono solo per lui. “Sono quattro mesi che penso a questo giorno, non ho mollato un secondo e ho affrontato ogni problema che si è posto davanti a me”. Fabio si interrompe, le lacrime gli spezzano la voce. “Scusate, non ce la faccio” continua. Poi il pianto prende il sopravvento, l’abbraccio del giornalista in diretta TV spiega molto più di mille parole. Borriello e Sau hanno fatto la differenza in campo, ma la storia più bella di Cagliari-Atalanta è sicuramente quella di Fabio Pisacane, un ragazzo che non ha mai mollato. E che a 30 anni, dopo tanti (troppi) problemi, approda in Serie A.

Di Matteo Casella

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