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Buffon: quando l’errore è l’insegnamento più grande

Se avete un debole per le perdite di tempo, provate a cercare un portiere che sia stato più grande di Gigi Buffon; noi, invece, desistiamo volentieri dall’effettuare questa sterile ricerca e, più semplicemente, ma non senza validi motivi, ci limitiamo a dire che Buffon è il più grande portiere della storia del calcio. E’ nato proprio così e lo ha dimostrato sin dal suo esordio, da quel famoso Parma-Milan del ‘95/’96 in cui i vari Boban, Weah e Baggio, non esattamente dei tipetti innocui, per un pomeriggio dovettero arrendersi all’idea di aggiornare le loro personali statistiche in fatto di gol in serie A. La rivelazione di quel giovane fenomeno fatalmente gettò nello sconforto l’intera categoria degli attaccanti: ebbero la netta percezione che almeno in due partite all’anno sarebbero tornati a casa a bocca asciutta. E quei pochi che riuscirono nell’impresa di fargli gol furono artefici di vere e proprie prodezze: si pensi ai Vieri, ai Ronaldo, agli Shevchenko e ai Totti.

In questi venti anni di carriera nulla è cambiato, tanto è vero che un’altra oziosa ricerca sarebbe quella di individuare quale sia stato il miglior Buffon di sempre. Ma anche in questo caso la nostra pigrizia ha la meglio, per cui ci sentiamo di dire che il miglior Buffon di sempre è proprio l’ultimo, vale a dire quello che abbiamo visto nell’ultimo anno, laddove per ultimo anno si intendono gli ultimi dodici mesi esatti: da ottobre 2015 a ottobre 2016, da Sassuolo-Juve 1-0 a Macedonia-Italia 2-3 di ieri sera.

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Euro 2016: contro la Spagna Buffon deresponsabilizza Barzagli

Buffon nell’ultimo anno ha fatto tutto quello che c’era da fare: con il suo carisma ha risollevato le sorti di una squadra, la Juventus, che pareva allo sbando ma che invece doveva solo essere presa per mano: lui l’ha presa con due mani e l’ha trascinata al quinto scudetto consecutivo; sebbene non ne avesse bisogno, si è tolto pure lo sfizio di stabilire il nuovo record di imbattibilità, 973 minuti, che comunque è giusto che appartenga a lui; è stato il trascinatore in campo di una nazionale che quasi compie un miracolo ai recenti europei in Francia. Insomma, negli ultimi dodici mesi Buffon ha detto di no a tutti, agli attaccanti avversari, e, soprattutto, all’errore, che anche per un portiere immensamente grande è sempre dietro l’angolo. Con l’ultimo Buffon l’errore ha trovato tutte le porte chiuse. Non è riuscito a trovare nessuno spazio dentro cui insinuarsi, nemmeno nei momenti di difficoltà che pure ci sono stati.

E non si può dire che non c’abbia provato, l’errore. Ad Euro 2016 si è persino travestito da Barzagli. Già, nei minuti finali di Italia-Spagna, lo ricorderete, un maldestro colpo di testa all’indietro del difensore azzurro si era trasformato in un assist involontario per Piquè, il quale aveva colpito di testa quasi a colpo sicuro. Già, quasi, perché Buffon, in stato di grazia, non era in vena di concessioni alla disattenzione e anticipando l’errore del compagno si era prodotto nell’ennesimo no: così come i grandi attaccanti si aspettano l’errore dei difensori avversari, i grandi portieri riescono ad anticipare l’errore dei propri compagni di squadra: ma non è mancanza di fiducia, è solo uno spiccato senso del collettivo.

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Momento di alta educazione: Buffon commette un errore

Tutta la sicurezza esibita in occasioni del genere aveva confinato Gigi in una dimensione quasi divina, e più l’errore lo cercava per umanizzarlo e più lui lo ricacciava indietro. Almeno fino a giovedì scorso quando, in occasione di Italia-Spagna, partita valevole per le qualificazioni ai prossimi mondiali, Buffon si è trovato faccia a faccia con l’errore e, finalmente, ha accettato la sua richiesta di amicizia. Sì, avete capito bene: l’errore non aveva alcuna intenzione di danneggiare Gigi, era mosso da buone intenzioni. Il liscio che ha propiziato il gol di Vitolo, infatti, ha avuto l’effetto di scuotere gli azzurri, che, da sempre in debito con il loro portierone, sono riusciti ad acciuffare il pari evitando che Buffon diventasse il capro espiatorio di una brutta sconfitta. Ma accettando l’amicizia dell’errore, Gigi è andato oltre. Già. Perché per un bambino che si appresta ad intraprendere l’attività calcistica non c’è niente di più educativo di uno sbaglio commesso dal più grande di tutti. Con quel liscio mostrato in mondovisione, per giunta con la maglia della nazionale, Gigi ha dato con una mano uno schiaffo a tutti quei genitori che ingiustamente caricano di aspettative i loro figli e, con l’altra, una carezza a quei figli. E per stare con quei bambini ha rinunciato ben volentieri alla dimensione mistica: è anche lui un uomo che talvolta sbaglia. Una lezione da cristallizzare e tenere sempre a mente. Anche perché difficilmente ricapiterà.

Luigi Fattore

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