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La historia y la cantera : Milan, ti ricordi Pedro Leon?

Probabilmente anche Pitagora si sarebbe posto il quesito del perchè alcune giornate de la Liga terminano con risultati cosi eclatanti che, piuttosto che calcio, sembrerebbe di assistere ad una partita di tennis. Forse studiando e con l’aiuto di almanacchi sarebbe probabilmente riuscito a mettere in piedi un teorema dei suoi e, a quest’ora, avremmo la risposta a questo interrogativo. Ma, lasciando la matematica da parte, possiamo limitarci ad osservare la realtà e, con occhi attenti e da scrupolosi giudici, possiamo sentenziare che le difese spagnole sono lontane anni luce dal gioco tattico e difensivista del calcio italiano. Passata in rassegna l’ottava giornata del campionato spagnolo che ha visto Barcellona, Atletico Madrid e Real Madrid segnare rispettivamente quattro, sette e sei reti, siamo pronti a continuare il nostro valzer fra le città iberiche. A fare gli onori di casa saranno, questa volta, gli Armeros dell’Eibar e il neo acquisto Pedro Leon, uno che a Milano (sponda rossonera) ha lasciato qualche brutto ricordo.

LA SQUADRA – Sognare non costa nulla, lo sanno un po’ tutti. Ad Eibar chissà quante volte la gente avrà pensato di vedere i propri beniamini calcare campi gloriosi e prestigiosi come il Camp Nou, il Santiago Bernabeu che, al contrario dell’ Estadio Municipal de Ipurúa, casa della squadra basca con poco più di 6 mila posti a sedere, appaiono come dei Titani alle prese con un nemico di lillipuziana statura. Eppure il mese di Maggio del 2014 segnerà l’ingresso nell’Olimpo dei grandi per l’Eibar che, vincendo per 1-0 il derby basco contro l’Alaves, otterrà per la prima volta nella sua storia la promozione nella Liga. Curioso è l’aneddoto che riguarda le divise rossoblù del club: grazie ad una fornitura del Barcellona, l’Eibar ereditò i colori della squadra blaugrana, da allora poi rimasti invariati nel corso del tempo. Oggi la squadra di Josè Luis Mendilibar è una delle più giovani del campionato, ha un valore di 52 milioni di euro e può annoverare tra le sue file un elemento dal passato glorioso, allenato dallo Special One Josè Mourinho.

IL PERSONAGGIO La carriera di Pedro Leon poteva essere quella di un vincente a tutti gli effetti. Il giovane calciatore spagnolo, adesso trentenne, inizia la sua avventura calcistica nelle giovanili del Real Murcia e, raggiunta la prima squadra, nel 2007 la trascina in Primera Division grazie alle 7 reti realizzate, molte di queste su calcio piazzato, specialità del centrocampista iberico. Il destino però bussa pesantemente alla porta di Pedro che, nel 2010, si vede recapitare un’offerta dai Galacticos, guidati quell’anno da Josè Mourinho. Il rischio, tuttavia, è quello di accantonare quanto di buono fatto vedere: al Real Madrid ci sono gerarchie ben stabilite, ci vuole tanto impegno per guadagnarsi una maglia da titolare e sedurre lo Special One. La stagione infatti non sarà memorabile, spesso Pedro subentrerà dalla panchina ma con scarsi risultati, fin quando, il 3 Novembre 2010, arriverà l’occasione che farà ricordare a tutti il suo nome: a San Siro, durante la fase a gironi, va in scena un classico delle sfide europee, Milan – Real Madrid.

L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, la Scala del Calcio si trasforma in un tempio quando sente le note della Champions e il confine fra Paradiso e Inferno si fa sempre più labile: basta poco è quella serata, ma sopratutto quella partita, potrà segnare il destino di ogni giocatore. La doppietta di Inzaghi manda in estasi i Diavoli ma, proprio sul più bello, accade quello che non ti aspetti: minuto 93, Pedro Leon è da poco entrato in campo e realizza il gol del 2-2 che gela San Siro. Nella serata dove tutti aspettavano Kakà, appena passato al Real Madrid dopo il trascorso trionfale in rossonero, è il giocatore spagnolo il mattatore della serata. Nonostante la rete decisiva, Pedro avrà comunque un ruolo marginale all’interno del progetto madrileno. Tutto ciò lo porterà a lasciare il club per trasferirsi a Getafe e, successivamente, ad Eibar con l’intenzione di rinascere e voler essere ancora decisivo. I tre gol nelle prime otto giornate ne sono una dimostrazione.

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