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Marco Simoncelli: quando un pilota diviene stella del cielo

IL RAGAZZO D’ORO – Quando il destino ti chiama non puoi fare altro che ascoltarlo. Puoi essere un povero uomo ricco di sogni come un campione affermato che ha fatto della sua vita il proprio sogno. Un sorriso che crea felicità negli occhi di chi lo guarda, un capello riccio che fa rima con sorriso e occhi sinceri, quegli occhi puliti di bontà che lui aveva. I traguardi tagliati nella sua vita sono stati tanti come tanti sono stati i fan pronti a seguirlo ovunque. Era giovane Marco, un Campioncino che già all’età di 7 anni aveva fatto della corsa in moto il suo credo di vita. Un vero Campione seguito ovunque da quel padre che aveva ed ha tutt’ora baffi coperti di orgoglio che solo un uomo ricco di positività e amore verso un figlio può avere e capire. Iniziava ogni gara col sorriso, quel sorriso che portava dietro in ogni occasione.
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IL RICHIAMO DEL DESTINO – Andava veloce Marco, più veloce dei guai che lasciava alle spalle e più veloce anche di chi lo paragonava al suo idolo e amico Valentino Rossi che, con quei capelli e quell’accento, ricordava molto nelle sue interviste piene di vivacità e sorrisi. Quel 23 ottobre di 5 anni fa entra in scena una forza superiore che lo richiama a sé, non era il padre dal Box e non era un compagno ma bensì qualcosa di più grande senza forma né colore. Il destino aveva deciso che quel giorno, in quella gara, Marco avrebbe dovuto far ritorno dove tutto è iniziato. Doveva tornare ad essere stella nel cielo o più semplicemente un angelo d’oro. Senza dire niente a nessuno, senza aver potuto salutare per l’ultima volta i suoi cari e tutti quei bimbi che intonavano il suo nome, Marco su quella moto diventata negli anni un tutt’uno con i suoi sogni cadde e finì la sua storia da Campione per iniziarne un’altra, su un altro circuito, quello del cielo. Un cielo spazioso e senza ostacoli, senza griglie né semafori rossi e senza podio, quel podio che lo aveva visto protagonista sin da giovane.
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IL RICORDO DELL’AMORE – Il padre dopo la sua morte decise di aprire una Onlus in suo onore, ricordando sempre quel figlio simpatico e fenomenale in ogni occasione. Morire a 24 anni è qualcosa di atroce soprattutto se in una gara, soprattutto se facendo lo sport della propria vita. Il suo amico Valentino Rossi distrutto dopo l’accaduto risfogliando l’album dei ricordi disse che: “in sogno mi ha detto di essere contento”. E ancora: “Al termine della stagione 2008 siamo andati insieme a cena a Pesaro. E’ uno dei ricordi piu’ belli, perche’ eravamo tutti e due molto felici: eravamo due campioni del mondo che si allenavano nella piccola palestra a Pesaro”. E quando gli si chiede cosa gli manca di lui risponde dicendo: “mi manca la sua compagnia, perche’ quando c’era faceva la differenza, mi manca il suo carattere, la sua positivita’, la sua felicita’ di andare in moto. Mi manca come manca un vero amico – rivela – Lui era un mio tifosissimo sin da piccolino, e’ cresciuto sperando di diventare come me e tutte le volte che eravamo insieme si sentiva questa cosa, che era felice di stare con me: mi aveva seguito, mi aveva visto vincere tante gare e voleva diventare come me”. Un Campione vero, un ragazzo di cuore.
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“Il volo è riservato agli angeli”. Marco sarà sempre lì, in sella a quella moto e taglierà sempre il traguardo del circuito Amore divenendo una stella, la più brillante del cielo, ovunque essa sia.
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Emanuele Giubilei

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