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Giampaolo Pazzini: la serie A nel nome del Pazzo

Le giovanili ti forgiano l’anima e lo spirito del sacrificio, quando sei un giovane e ti definiscono un futuro campione, tutto sembra esser facile. La nomea del bomber vero, il rapace dell’area di rigore che ogni pallone trasforma in rete… insomma, un giovane sul quale puntare. Questo giovane nella primavera dell’Atalanta era una furia e segnava gol a raffica, ben presto il suo cognome da Pazzini si tramutò nel “Pazzo”, quel pazzo che per amore segnava ed esultava difendendo quei colori che lo portarono ben presto a farsi conoscere al mondo del calcio.

 

Nel 2005 puntò su di lui la Fiorentina, in maglia viola collezionò 108 presenze segnando 28 reti in 4 stagioni. A Firenze non sbocciò quell’amore che tutta la dirigenza sperava complice anche un rapporto con l’allora allenatore Cesare Prandelli non proprio positivo. In una intervista dichiarò tutta la sua amarezza per non esser nemmeno stato convocato nel 2012 per un Europeo che avrebbe, col senno di poi, potuto giocare da protagonista, inutile dire che l’allenatore di quella nazionale era proprio Prandelli. Disse di lui in una intervista: “Sul campo uno dei più bravi, poi però diceva una cosa in sala stampa e ne faceva un’altra. Speravo che il feeling si riaggiustasse in Nazionale e invece lì – se possibile – si comportò anche peggio. Vedere l’Europeo 2012 in tv fu dura: non me lo meritavo e non solo perché avevo segnato il gol-qualificazione, ma perché ero parte di quel gruppo e avevo sempre fatto il mio dovere. E invece: neanche nei 30, e senza una parola di spiegazione di Prandelli”.

Nel 2009 venne acquistato dalla Sampdoria e qui il “Pazzo” fece vedere tutta la sua classe e le sue doti da bomber. Con Cassano formò una delle coppie più prolifiche e divertenti di quelle stagioni, e qui riuscì nell’impresa di tramutare un sogno insperato in realtà, infatti la Sampdoria riuscì a qualificarsi ai preliminari di Champions League. 36 reti in 75 presenze  in quelle annate a Genova dove ancora tutti ricordano Pazzini come uno degli attaccanti migliori della storia blucerchiata. Lì a Genova instaurò un rapporto stupendo con Cassano al quale tutt’oggi è rimasto molto affezionato, di lui disse: “La mia fabbrica di assist. Lui me lo diceva: “Io godo più a farti segnare che a fare gol”. E io: “Antò, per me va benissimo così”. Vuol sapere i nostri sms nell’agosto 2012? Lui: “Per farti andare al Milan sono dovuto andare all’Inter”. Io: “Per farti tornare in prima pagina ha dovuto essere scambiato con me”. Poteva fare 15 anni nel Real Madrid eppure il suo bello è stato essere così, nel bene e nel male.”

Dal 2011 al 2015 lo accolsero prima l’Inter e poi il Milan. Pensava fosse arrivato il momento per lui di meritarsi una vera e propria Big del calcio Italiano ma non andò proprio così bene come sperava. All’Inter con Gasperini venne utilizzato pochissimo mentre con Ranieri riuscì a giocare di più ma questo non incise sul suo futuro da interista. Non furono sufficenti 16 reti in 50 presenze e dopo una sola stagione venne ceduto ai cugini milanisti.  Qui,  subì un infortunio al ginocchio che lo portò ad una operazione che lo vide lontano dai campi per 6 mesi e poi si dovette fermare di nuovo per un problema all’adduttore , chiuse con 16 reti in 74 presenze. Del suo periodo rossonero ricorda con molto amore il suo ex allenatore Max Allegri al quale dedicò queste parole: “Con Mandorlini è stato l’allenatore con cui mi sono trovato meglio in carriera. Ha un grande pregio: una enorme capacità di equilibrio e serenità, che trasmetteva alla squadra quando le cose non andavano bene”.

Dal 2015 è la punta di diamante del Verona , i suoi gol hanno contribuito alla risalita in serie A della squadra gialloblù. Numeri da giocatore ritrovato: 23 reti e titolo di capocannoniere della serie cadetta quasi in cassaforte. Una scelta di vita e di cuore la sua, quella di scendere in serie B rifiutando proposte dall’estero comprese quelle sirene Cinesi che tanto hanno allettato tanti campioni che hanno deciso di sposare questa avventura.

” Il denaro è importante, essere contenti di più” ed il Pazzo oltre a farsi felice ha reso felice una intera città tornata in serie A.

Emanuele Giubilei

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