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Capolavoro Pellegrini: prodezza ieri, ventun’anni oggi, giallorosso domani

Lorenzino Pellegrini è un predestinato. Se ne resero conto un lustro fa i maestri della cantera romanista. Fu scaltro Eusebio Di Francesco a portarlo a Sassuolo, per trasformarlo in una mezz’ala totale. Numero 6 atipico dai sentimenti di football utopico.

I suoi numeri cantano con tono squillante. Quanti mediani possono vantare 47 presenze e 9 goal a vent’anni dopo due anni da titolare in un club di Serie A?

Pochissimi, e lui è uno dei talenti eletti. L’esordio in nazionale è arrivato qualche giorno fa con la sfida di qualificazione mondiale Italia-Liechtenstein. In molti hanno notato quel metro e ottantasei di agilità altetica e senso tattico che farebbe comodo ad ogni mister ultraoffensivo. In pochi hanno capito quanto possa essere determinante negli equilibri di un match.

Lotta, governo e carisma

Ieri è arrivata la conferma d’alloro di tutte le sue qualità tecnico-caratteriali. L’under 21 di Gigi Di Biagio era afflitta da un’inconcepibile catalessi, ma al cinquantaquattresimo della ripresa, Lorenzino si è immolato nelle viscere dell’area avversaria, accecando lo Stadio Municipale di Cracovia. Rovesciata follemente riuscita, un goal da urlo, aria fresca negli occhi di Monchi che non lo ha ancora recomprato da Squinzi. Sul piatto servono soli undici milioni di euro. Poi il manager non si appella mica Mino Raiola.

Ma c’è tempo fino al 30 giugno, e la Roma difranceschiana – che ‘vende’ con la rapidità di un birraiolo all’Oktoberfest – farebbe bene a non farsi sfuggire il comprabile.

Però, adesso è tempo di festeggiamenti. Pellegrini compie ventuno anni, e da romano giallorosso, crede fortemente di poter passare da Varsavia, prima di tornare dinanzi all’immensità del Colosseo.

Dopo di che Trigoria? L’Olimpico? L’affiancamento a Florenzi e De Rossi per tramutarsi in un pezzo di cuore del nostalgico popolo licantropo? Sicuramente servirà ad oliare alla perfezione un 4-3-3 dannatamente zemaniano. Le sue corse a tremila giri sono una colonna di Pantheon niente male.

L’augurio più grande è quello che riesca realizzare il suo sogno calcisticamente materno. Un prodotto onirico da gustare a occhi aperti, totalmente antitetico alla favola anderseniana di Donnarumma.

Intanto ieri con una sfrontata ‘cilena’ ha imbrunito i danesi. Oggi, soffiando le candeline, sfiorerà i suoi più vividi desideri. Domani, con la prontezza dei grandi, potrà calcare prosceni libidinosi, ululando alla luna del Totti.

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