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Messi non ha cambiato niente, gli argentini sognano solo l’Italia

A Viareggio per crescere. Un torneo di fama mondiale non può che essere un’occasione irripetibile per una squadra giovane come il Deportivo Camioneros. Anzi, diciamo giovanissima. Il club argentino che ha affrontato la Juventus all’esordio nella ex Coppa Carnevale, infatti, ha una storia di solo sette anni. Neonati, calcisticamente parlando.
Eppure le ambizioni sono importanti. La prima squadra lotta per la promozione alla Serie B argentina, mentre l’Under 20 ha avuto l’onore di incontrare la Juventus. Una squadra il cui fascino non lascia indifferente nemmeno il Sudamerica e la cui forza ha impressionato lo staff del Deportivo. “Non ci aspettavamo una squadra così forte”, ci ha detto durante una lunga chiacchierata il tecnico argentino, ammettendo la brutta prestazione e confessando anche di non essere sorpreso. Il settore giovanile sta muovendo i primi passi e i due club, sotto qualsiasi aspetto, non sono nemmeno paragonabili.
Venire in Italia a giocare un trofeo del genere, comunque, per i ragazzi rimane un sogno che si realizza, a prescindere da quale sarà il futuro o dalle soddisfazioni che regalerà la competizione. Già, l’Italia. Il Belpaese è ancora la meta da raggiungere, il paradiso calcistico che i giovani argentini sognano. Ce l’ha rivelato lo stesso mister, con la conferma di molti ragazzi. La storia dell’Italia è unica e impareggiabile e “il fatto che Messi, idolo di tutti i giovani argentini, giochi in Spagna, non ha cambiato nulla” (citazione diretta). L’Italia resta il Paese più ambito e per questo scendere in campo per il Viareggio ha un valore unico.
Parlando di campo, che squadra è il Deportivo? Una compagine che ha tutta la cosiddetta ‘garra’ sudamericana, ma non ha mostrato la tecnica che è lecito aspettarsi dai giovani argentini. Lo spettacolo offerto al Masini di Santa Croce sull’Arno non è stato dei migliori, con uno stile di gioco basato esclusivamente sulla forza fisica e spesso e sovente incentrato su interventi eccessivamente duri, che hanno costretto l’arbitro, dopo i primi minuti permissivi, a diventare inflessibile, con gialli e rossi che sono fioccati soprattutto nel finale. Una squadra forse inadeguata, ma che a fine partita ha accolto la sconfitta col sorriso, segno che quei pessimi interventi non erano dettati dalla cattiveria o dalla frustrazione, ma solo da un differente modo di affrontare una partita importante.
E, il mister lo spera, sarà stata un’occasione di crescita. Ora c’è un’esperienza da assaporare fino in fondo, con l’obiettivo di tornare, tra qualche anno, un po’ più competitivi. D’altronde, l’aria italiana, ha un fascino che cattura chiunque. In barba a fatturati e stadi da ammodernare.
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