Matteo Berrettini: dopo il Queen’s intravede Wimbledon

Nato a Roma, il 12 aprile del 1996, Matteo Berrettini è uno dei tennisti italiani in rampa di lancio nel contesto internazionale. Insieme a Sinner, Sonego e Musetti è parte integrante di quella “Golden Age” che fornisce un ricambio generazionale non del tutto indifferente.
Dopo le ATP Finals conquistate nel 2019, diventando il terzo italiano a riuscirci, Berrettini ha tanta voglia di continuare a stupire, dimostrando il proprio valore.

La vittoria sull’erba del Queen’s

Il tennis italiano è ricco di tradizione e vittorie. Quando si parla però dell’erba verde Londinese s’incomincia a storcere un po’ il naso. In effetti, nel corso della storia, tutti i tennisti che portano in alto il tricolore in giro per il mondo, hanno avuto serie difficoltà. Basti pensare al numero di successi in competizioni ufficiali, in terra Inglese, fino allo scorso weekend: zero.

È giusto sottolineare per l’appunto “fino allo scorso week end”.
Matteo Berrettini, infatti, liquidando in finale del torneo Queen’s in 3 set, il britannico Cameron Norrie, è entrato negli almanacchi del tennis. Per la prima volta in assoluto, un italiano ha conquistato la seconda competizione su erba più importante al mondo, dopo Wimbledon.

Matteo Berrettini Queen's e Wimbledon
FOTO: imago

Il venticinquenne romano, in questa maniera, arricchisce il proprio bottino personale. Raggiungendo la vittoria in un torneo ATP 500, Berrettini porta a quota cinque i propri successi personali in bacheca.

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Matteo Berrettini ed il taboo Wimbledon

La vittoria di un trofeo altamente prestigioso, dona fiducia e consapevolezza dei propri mezzi. I giusti elementi che servono per affrontare la competizione tennistica per eccellenza: Wimbledon.
Il torneo britannico, si disputerà tra il 28 giugno ed il 10 luglio e sarà la 134ª edizione nella storia del tennis.

Berrettini, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, non si nasconde dietro un dito e confessa:

“So che posso arrivare in fondo, sto bene fisicamente e vittorie come quella di domenica aiutano. Poi se dovessi uscire al terzo turno non sarebbe comunque un disastro, so bene come funziona questo sport. La cosa più importante però resta sentirmi bene. Quando sono in forma i risultati arrivano, poi i numeri sono sempre relativi e io non mi preoccupo della classifica degli avversari”.

Riuscire a sfruttare il momento, sfatando un altro taboo londinese, è l’obiettivo numero uno del tennista italiano. Sognare palcoscenici come Wimbledon, è il punto di partenza per qualsiasi bambino quando inizia a prendere una racchetta in mano.

Matteo ha spiegato come per lui sia un luogo sacro, dove i sogni prendono realmente vita: “È il tempio del tennis. Una volta nella vita bisogna andarci, un po’ come al Maracanà, qui si va oltre lo sport in se stesso“.

L’ottima stagione del tennista italiano è dettata dall’alto rendimento di continuità. Focalizzarsi una partita per volta, uno slam dopo l’altro, può essere la chiave per togliersi altre grandi soddisfazioni: sollevare qualche altro trofeo al cielo e, perché no, cercare di rientrare nei primi dieci tennisti al mondo, regalandosi la possibilità di giocare le ATP Finals, nel finale di stagione, a Torino.

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